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Gabriella Ferri – …E Se Fumarono a Zazà (LP)
Gabriella Ferri – …E Se Fumarono a Zazà (LP)
Gabriella Ferri – …E Se Fumarono a Zazà (LP)
Questo LP arriva, ti guarda dritto negli occhi dalla copertina e ti dice senza mezzi termini: “Siediti, ché adesso si canta come Dio comanda.” Gabriella Ferri qui è un’esplosione di romanità cruda, teatrale, malinconica, con quella voce che passa in un attimo dalla risata alla ferita aperta. La sua faccia dipinta da clown tragico in copertina non è estetica: è un avvertimento. Entri? Bene. Ma preparati.
Dentro c’è tutto ciò che rende la Ferri un monumento vivente della canzone popolare: ironia, disperazione lucida, bicchieri mezzi pieni e mezzi rotti. “E se fumarono a Zazà” è un inno storto e geniale che sembra venire da una Roma che oggi non esiste più, quella dei vicoli, delle donne che urlano ai panni stesi e dei sogni mezzi veri mezzi alcolici. Le altre tracce sono un altalena emotiva che ti strappa un sorriso e subito dopo te lo rimangia, perché Gabriella non ti accompagna: ti trascina.
È un disco che sporca le mani e pulisce l’anima. Non lucido, non ruffiano, non carino. Vero. Di quella verità che punge anche se non vuoi.
Se cerchi un LP che sappia di teatro, strada, mascara colato e cuore enorme, eccolo qui: Ferri non sbaglia un colpo, manco quando canta la tragedia vestita da giullare.
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