Qui Harry non è più il bambino spaesato che rompe vasi a caso: tra lezioni avanzate, pozioni da preparare seguendo istruzioni degne di MasterChef oscuro e duelli più cattivi del solito, il gioco prova finalmente a crescere insieme alla storia. Il Principe Mezzosangue aleggia ovunque, Silente fa il Silente, e Voldemort non è più solo “quello cattivo”, ma quello inevitabile.
Il gameplay alterna esplorazione libera di Hogwarts, missioni legate alla trama, combattimenti magici più tecnici e il sistema delle pozioni che, sorprendentemente, funziona e non fa venire voglia di lanciare il controller dalla finestra. C’è anche spazio per il Quidditch e per momenti più narrativi, perché sì, qui la storia conta davvero.
Tecnicamente è un titolo PS2 di fine corsa: non fa miracoli, ma regge bene, ha atmosfera e sfrutta decentemente l’hardware. Non è il miglior Harry Potter mai uscito, ma è uno dei più maturi, e questo gli va riconosciuto senza pietà né nostalgia cieca.
Ideale per chi vuole vivere Hogwarts quando smette di sorridere e inizia a prepararsi al disastro.
