Until Dawn per PlayStation 4 è un incubo elegante, costruito con la calma sadica di chi sa esattamente quando farti respirare e quando toglierti l’aria. Otto ragazzi, uno chalet di montagna, una notte lunghissima e una serie di decisioni che sembrano innocue finché non capisci che qualcuno potrebbe non arrivare all’alba. Spoiler utile: spesso quel qualcuno è colpa tua.
Il cuore del gioco è la scelta. Ogni dialogo, ogni reazione, ogni secondo di esitazione può cambiare il destino dei personaggi in modo drastico. Non esistono protagonisti intoccabili, non esiste la sicurezza del “tanto si salva”. Qui si vive e si muore per una frase detta male, per un movimento sbagliato, per un attimo di panico. E il gioco se lo ricorda.
Su PlayStation 4 l’atmosfera è tutto: neve, buio, silenzi, urla improvvise e una regia che pesca a piene mani dal cinema horror classico, senza mai diventare parodia. Le interpretazioni sono credibili, i volti espressivi, la tensione costante. È uno di quei giochi che si presta benissimo al divano condiviso, dove le decisioni diventano dibattiti e i rimorsi arrivano subito dopo.
Until Dawn non ti fa sentire potente.
Ti fa sentire responsabile.
E quando qualcosa va storto, non puoi dire che non eri stato avvisato.
